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Ero bulimica a causa del Burnout. E ho vinto io.

da | 30 Dic 2018 | Guarire le proprie ferite, Nursing Olistico

“Sono stata bulimica. Per molti anni. Mangiavo e vomitavo.

E poi mangiavo ancora e vomitavo di nuovo…
Fino allo sfinimento.

Ogni volta pregavo che fosse l’ultima. Promettevo a me stessa che non ci sarei più ricascata, che avrei resistito, che sarei stata forte. Fino al pasto successivo, quando tornava l’incubo, il bisogno urlante dal profondo del mio stomaco, che andava placato come un antico idolo le cui offerte di cibo non bastavano mai.

Sono stati anni in cui la mia autostima era annientata e sentivo di dovermi nascondere, perché se altri avessero scoperto il mio segreto, mi avrebbero svergognato ed escluso.

Dopo la mensa, andavo a vomitare nel bagno del reparto, con il terrore che qualche collega mi avrebbe scoperta. Mangiare era il mio modo per calmare la tensione del lavoro, le aspettative dei pazienti, delle infermiere.

Ho tentato vari percorsi psicologici, anche psichiatrici contro la bulimia, ma non riuscivo a chiudere definitivamente con quella dipendenza. Avevo paura di ricascarci appena avrei smesso con gli antidepressivi.

Poi ho incontrato un collega che mi ha parlato di EMPATIA e dell’approccio alla cura di sè attraverso la meditazione. Da lì ho iniziato un percorso diverso.

Non si trattava più di lottare contro la bulimia, ma di andare verso di me.

Verso la mia voragine, verso la mia vergogna, ma anche verso me stessa, il mio Burnout . Quella malattia sottile che giorno dopo giorno ti fa distaccare da tutto e tutti e che ti toglie l’anima, senza che te ne accorgi. All’inizio è stato sconvolgente scoprire che potesse essere così facile uscirne, dopo tutti quegli anni di sofferenza. E’ cambiato qualcosa quando ho capito di dover essere proprio io a prendermi cura di me stessa. Credevo che il senso del mio lavoro fosse quello di sacrificarmi per gli altri, dimenticandomi di me, ma mi sbagliavo: mi ero abbandonata dentro. Oggi sono certa che il risultato che ho raggiunto è solido, perché fa parte di me e sono io che lo gestisco. E quando penso che c’è ancora qualcuno che soffre per questo, mi sembra davvero impensabile…”.

 

C.B. Operatrice Socio-sanitaria SSN

Che cos’è il vuoto che sentiamo di dover riempire?

È un vuoto che ci fa sentire vergogna per come siamo, che ci dice che non andiamo bene, che siamo sbagliati! Nella modalità di Empatia, questo vuoto che sentiamo è un sintomo di qualcosa che sorge dentro di noi legato alla nostra scarsa autostima.

Infatti questo disturbo si manifesta di solito durante l’adolescenza, che è il periodo in cui iniziamo a confrontarci direttamente con il mondo, con gli altri, e in cui i giudizi dei coetanei sono più spietati e diretti. Ma la causa di questo disturbo si origina molto prima. 

E’ una difficoltà di nutrirci. Ed è legata a ciò che il nutrimento per noi rappresenta già dalla nostra infanzia: amore, riconoscimento, validazione.

Quella voragine insaziabile si è originata allora, e il nostro compito non è quello di evitare di sentirla, cercando di riempirla (o di castigarla con il digiuno, come succede nell’anoressia) ma è quello di riconoscerla. Situazioni come lo stress da lavoro, il burnout, ci fanno precipitare nella nostra carenza di autostima, e così ci ritroviamo di nuovo a compensare la nostra ferita con il cibo. Nei corsi di EMPATIA, che vengono erogati attraverso percorsi di gruppo o individuali, anche online, ti insegniamo a riconoscere i segnali dell’insorgenza del sintomo e imparerai le tecniche per tornare presente. Perché in realtà il problema è proprio dovuto alla mancanza di presenza e allo spostamento della tua mente in modalità automatica e difensiva. 

Meditazione per noi non significa recitare un mantra, far parte di un movimento religioso oppure spirituale. Significa semplicemente imparare delle tecniche corporee, come nello yoga o in altre discipline, che aiutano a essere presenti e vigili nella nostra realtà quotidiana.

 

 

Silvia Oggioni  è infermiera olistica di famiglia e comunità, geriatria, counselor olistico professionale, è presidente dal 2015 dell’Associazione EMPATIA  e Responsabile ITALIA di American Nurses Association

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